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martedì 23 maggio 2017

Biblioburro: Dirk e io



"Il nuovo fratellino dormiva in una culla di stoffa con le maniglie, che si chiama porte-enfant, in francese.
Era minuscolo e secondo me anche bruttino, ma non l'ho detto. Secondo papà era il bebè più bello del mondo, anche se aveva la faccia tutta rossa e stropicciata. Il naso era piccolissimo, le orecchie invece troppo grandi e sporgenti e tutta la testa somigliava a una zuppiera. Non aveva nemmeno i capelli, solo due fili, mi dispiaceva per lui che così piccolo fosse già pelato. Anche le manine erano tutte grinzose."







Dopo aver chiuso il libro, vorresti correre in slittino, fare una recita per gli anziani della casa di riposo, andare in campeggio durante un violento temporale, costruire una casa sull'albero ma, soprattutto, mangiare spaghetti al sugo direttamente dalla pentola e senza forchetta per festeggiare il tuo compleanno. Tutte cose che l'autore e suo fratello Dirk hanno realmente fatto durante la loro pazza, incredibile infanzia. E tu vorresti proprio averli conosciuti.
Se cercate narrativa esilarante non potete perdere questo libro!
L'autore è lo stesso della trilogia di Rico e Oscar.

Dirk e io
Andreas Steinhofel
Illustrazioni Peter Schossow
Traduzione Alessandra Petrelli
Beisler
2017
da 9 anni

lunedì 22 maggio 2017

L'università di Tuttomio





"L'alto tenore di vita permetteva loro di non farsi mancare nulla. Dal primo al dessert non saltavano mai nemmeno una portata e i loro passatempi preferiti erano viaggiare, contare i soldi che andavano accumulando in banca e sui vari libretti di risparmio, e rimembrare insieme l'elenco delle loro proprietà immobiliari."








I signori Smirth hanno voluto un figlio solo per avere un erede a cui lasciare tutte le loro fortune, pronti ad educarlo ai loro valori. Ma Primo si rivelerà un bambino troppo buono, e così i due coniugi dovranno correre ai ripari ed iscriverlo all'Università di Tuttomio, dove pare che insegnino l'egoismo come principale virtù per riuscire nella vita. Ma ci sarà da ridere!
Un'avventura divertente, arricchita dalle illustrazioni di Adriano Gon.

L'università di Tuttomio
Fabrizio Silei
Il castoro
2017
da 9 anni

mercoledì 17 maggio 2017

E' la biblioteca il luogo più sacro



Riportiamo di seguito un inedito dell'autore Hassen Khemiri pubblicato per il Domenicale del 26 marzo 2017 de Il Sole 24 ore , che racconta il ruolo fondamentale della biblioteca. Ci pare importante farlo conoscere, in particolare in questi tempi in cui i servizi gratuiti offerti dalla biblioteca sono messi in discussione. Noi siamo utenti "scatenate" di molte biblioteche trentine nelle quali abbiamo scovato libri, conosciuto persone, dormito e fatto colazione, inventato laboratori, letto storie e, soprattutto, conosciuto bibliotecarie e bibliotecari appassionati. 

Quando ero piccolo pensavo che tutte le famiglie a parte la nostra avessero un luogo sacro. Un posto dove andare nei giorni di festa per diventare parte di un contesto più grande, trovare una comunità, mantenere viva la storia e le tradizioni. Certe famiglie si vestivano bene e andavano in chiesa o in moschea. Partecipavano a cerimonie e riti, cantavano salmi e recitavano sure, avevano crocifissi alle pareti, tappeti per la preghiera sotto il letto.
Altre famiglie seguivano altri tipi di religione. I loro rituali prevedevano la visione di programmi sportivi e partite di calcio e ogni fine settimana andavano tutti insieme in pellegrinaggio allo stadio di Soder, vestiti in tinta con le scarpe biancoverdi, per vedere la Squadra (c'era solo una Squadra) che vinceva (li abbiamo stracciati!) o pareggiava (che sfortuna) o qualche volta, molto raramente, quasi mai, perdeva (arbitro cornuto).
Ma la nostra famiglia era diversa. Nessuno dei miei genitori era particolarmente religioso, nonostante venissero entrambi da ambienti religiosi. O meglio: nessuno dei miei genitori era particolarmente religioso proprio perché venivano entrambi da ambienti religiosi. Due religioni diverse, due cerchie famigliari sospettose, molto più simili tra loro di quanto ciascuna parte volesse ammettere.
E nessuno della nostra famiglia era particolarmente interessato allo sport. Certo, la mamma aveva giocato a tennis quando era giovane e il papà ammirava Muhammad Ali e aveva una maglietta blu con la faccia di Pelé. Ma la mamma diceva sempre che i bicipiti di papà venivano da tutti i boccali di birra che aveva alzato e abbassato su vari banconi. Era vero? No, probabilmente no. Probabilmente era un'altra di quelle storie che ci raccontavano per sentirci al sicuro.
Per noi la cosa più simile a un luogo sacro era la nostra biblioteca. E dico la nostra biblioteca perché era nostra. Anche se non l'avevamo in casa. Mentre le altre famiglie andavano in chiesa o allo stadio o al centro commerciale o in campagna, noi facevamo la nostra gita in biblioteca. Abitavamo a soli cento metri di distanza, in quelle case cubiche marron con i ballatoi e le finestre della cucina che davano su Hornsgatan, una delle strade più trafficate di Stoccolma, un mostro a quattro corsie, sempre in cima alle classifiche dei posti con la peggior qualità dell'aria. Ma come la mamma aveva detto quando ci eravamo trasferiti lì: Se chiudete gli occhi e immaginate di essere su una spiaggia, il rumore delle auto cambia. Davvero. Provateci. Fatemi il favore. Siete sdraiati sulla spiaggia adesso? Sentite la sabbia tra le dita? Il sale sulle labbra? Il sole che batte sulle palpebre? Bene. Sentite per caso qualche auto?
E aveva ragione. Le auto erano sparite. Non c'era che un dolce brusio, una brezza rilassante. Quasi il suono delle onde. 
Andavamo in biblioteca ogni fine settimana, tutta la famiglia, i miei fratellini nella sezione per l'infanzia, con la stanza delle fiabe, i cuscini, i disegni e il fauna-box con gli insetti stecco. La mamma allo scaffale di psicologia, il papà nell'angolo delle lingue. Io alla sezione dei ragazzi, dove passavo il tempo con Ponyboy e Sodapop, esploravo i covi delle streghe e combattevo contro gli orchi. Ma a volte salivo le scale fino alla sezione degli adulti. Con i libri senza illustrazioni né reti di protezione. Lì si imparava a parlare con la lingua degli altri. Lì c'erano cannibali americani, pedofili russi, vecchiette alcolizzate francesi, clandestini rinchiusi in cisterne per l'acqua e abitanti canini di Luanda. E scene di sesso, pompini, orge. Tutto nascosto dietro titoli perfettamente neutrali e nomi di autori che erano solo nomi.
La cosa più folle era che era gratis. Cento per cento gratis. Non si doveva sborsare un soldo. Vi ho già detto che era gratis? Era un posto dove potevamo avere il nostro spazio senza bisogno di possedere niente. Entrare senza dover pagare l'ingresso. Accedere alle storie di altri senza dover svilire la nostra.
Era come un santuario, una pausa dal resto del mondo. Qui vigevano regole completamente diverse: rimborso garantito, nessun bisogno di scontrino, credito a vita. Guardati in giro, scegli tutte le storie che vuoi, prendile in prestito e provale: chiudi gli occhi e abbandonati, lascia perdere le origini, la lingua, l'orientamento sessuale, il tempo. L'unico limite al numero di storie è il budget dell'anno a venire per le biblioteche (che dovrebbe sempre sempre sempre essere aumentato).
Era quasi troppo bello per essere vero. E forse è per questo che una volta, durante la mia adolescenza, ho accarezzato l'idea di ribellarmi. Stavo tornando a casa con mia madre quando ho sentito la mia voce dire: "Secondo me però è assurdo che si possano prendere i libri in prestito in biblioteca senza pagare niente."
Al che la mamma, fan numero uno della biblioteca, mi ha guardato sorpresa. E io ho continuato: "Sarebbe più logico se ogni prestito costasse qualcosa. Cioè, non chissà che. Tipo cinque corone."
Lei mi fissava come se avessi appena ucciso un bibliotecario. Ma io non ho ceduto.
"Voglio dire, perché dovrebbe essere gratis prendere in prestito i libri quando tutto il resto ha un prezzo?".
Eravamo arrivati a Hornsgatan. La mamma ha premuto il pulsante per l'attraversamento pedonale e mi ha risposto:
"Proprio per questo."
Siamo rimasti lì in attesa che scattasse il verde, ad ascoltare il suono delle onde.

E' forse utile ribadire che anche le Pollicine sono per quel "sempre sempre sempre".

martedì 16 maggio 2017

Biblioburro: Mammut!



Teodoro Roberto Principino Primo vive in una mega villa, ha due genitori ricchi e molto impegnati ed una Tata pelosa a dir poco originale. E' costretto a prendere lezioni private di matematica, danza, yoga, calcio, canto... e sua sorella è lontana. In realtà lui si fa chiamare Teo ed è un ragazzino molto in gamba che vivrà avventure dal sapore preistorico fuori di casa, tra mammut, conigli dai denti a sciabola e tribù di primitivi.




Un graphic novel in alta leggibilità per la collana Leggimi Graphic che racconta le difficoltà dell'infanzia e le sue conquiste in maniera gioiosa e divertente, utilizzando il rosso-arancio ed il nero e mantenendo un ritmo elevato fino al finale... con la cacca!

Mammut! (ovvero storia di Teo, uno dei ragazzi più in gamba di tutti i tempi)
Stefan Boonen e Melvin
Traduzione Laura Pignatti
Sinnos
2017
da 8 anni

lunedì 15 maggio 2017

Biblioburro: Ohhh!



Nella notte fonda e scura
Tre folletti fan la nanna

Son folletti stanchi morti
Son venuti da lontano
E hanno scelto di dormire
Sulla costola di un ramo

Uno sogna il mare, un altro sogna di essere un re ed un terzo sogna di volare, fino a quando un rumore li sveglia... sarà un lupo o un cinghiale? O forse un orso? E alla fine 

Ecco il giorno farsi avanti
Si stiracchian tre bambini
Caldi, pigri e sonnolenti
Dentro comodi lettini

Una filastrocca in rima molto bella da leggere ad alta voce al piccolo che non vuole addormentarsi, o per una lettura autonoma se il (non più) piccolo dichiara di non aver paura del buio.

Ohhh!
Daniela Tordi
Edizioni corsare
2016
da 5 anni

venerdì 12 maggio 2017

Biblioburro: Continua a camminare






"E quando la gente pensa 
alla libertà
questo significa
che qualcosa di grave
aleggia sul mondo."
Nazìh Abu Afash









Un libro molto attuale, basato su due storie vere, che racconta la vita di due giovani che vivono in Siria. Salìm ha tredici anni e cerca di recuperare i libri dagli edifici sventrati dalle bombe, come gli ha insegnato suo fratello, morto a causa di una bomba proprio mentre cercava di portare in salvo dei libri. 
Anche Fatma ha tredici anni ed un fratello, per il quale prova un amore incondizionato ed assoluto, tanto da lasciarsi convincere a sacrificare la sua vita per la gloria di Dio.
Due vite opposte, che vivono in un Paese in guerra e che si ritrovano a fare un percorso che non hanno scelto, ma che cercheranno di cambiare. 
Le due voci si alternano nei capitoli, preceduti da brevi poesie di autori siriani contemporanei.

Continua a camminare
Gabriele Clima
Feltrinelli Up
2017
da 12 anni

mercoledì 10 maggio 2017

Mercoledì al cubo (28): Apri bene gli occhi




"Tutto sembra sparire sotto la neve.
Ma guarda bene...
Vedi la volpe? Vedi il cavallo?
Vedi il grande uccello in equilibrio su una zampa sola?
Scopri TUTTO quello che è BIANCO.
Ma dove va papà Coniglio, così di fretta, sotto la neve?"








Quando iniziamo a leggere le storie ai bambini sveliamo i trucchi necessari per acchiapparle, mangiarle e gustarle al meglio. Perciò: occhi spalancati, orecchie pulite e ben aperte, naso libero (eventuali starnuti farli subito) e bocca chiusa (aperta solo per chi ha il raffreddore). Quando abbiamo avuto in mano "Apri bene gli occhi" di Babalibri ci è piaciuto subito, perché prima di vedere ed osservare le illustrazioni il libro ci chiede di chiudere gli occhi e di immaginarle nella mente:


Prima di tutto, chiudi gli occhi.
Immagina un paesaggio di campagna.
Ora immagina che nevichi.
Il terreno si ricopre di bianco
Gli alberi diventano bianchi.
Tutto è BIANCO.
E adesso...
apri le pagine
apri bene gli occhi

Ma non siamo state le uniche ad aver messo... gli occhi su questo albo. La nostra insegnante di fiducia, dopo la lettura, ha ben pensato di realizzare una bellissima attività con i bambini della scuola materna.





I "miei" bambini hanno ascoltato molto bene il consiglio "apri bene gli occhi" dato da Ramadier& Bourgeau! Hanno aperto così bene gli occhi che, ad ogni pagina, hanno notato cambiamenti e particolari ben prima di sentirseli leggere. Hanno notato il paesaggio cambiare, non solo per i colori che di volta in volta si aggiungevano, ma anche  per le sensazioni da questi suscitate. 


Hanno ipotizzato che quello rappresentato fosse un "disegno lungo lungo, che va avanti nelle pagine, perché nel bianco c'è un pezzo di lago che poi va avanti nel blu, e poi anche nel verde; e nel giallo c'è la fattoria, e va avanti nel rosso e nel marrone. Nel nero boh, non si vede niente!"
Allora ho proposto di fare anche noi un paesaggio "che va avanti", facendo ognuno un disegno che potesse poi essere unito a quello di un compagno, per mezzo di un particolare, di un colore, di un animale che si potesse trovare in tutti i loro disegni. Ma loro hanno fatto una proposta diversa, che io ho accolto: un unico lungo elaborato, per il quale mi hanno chiesto solo di tracciare una linea, "delle colline, come quelle del libro". Così ho unito con il nastro adesivo i fogli necessari a realizzare "la striscia" ed ho disegnato "la linea delle colline". 





I bambini si sono poi sdraiati a terra ed ognuno di loro si è scelto un posticino per realizzare il proprio paesaggio. 
Questo è il risultato di un lavoro di gruppo, ma individuale!







Qui la versione di Apedario
Qui la versione di Scaffalebasso

Apri bene gli occhi
Ramadier& Bourgeau
traduzione di
Babalibri
2017
da 5 anni

martedì 9 maggio 2017

Biblioburro: I numeri felici



"7 numero importante, felice, felicissimo anche lui. E magico anche questo come il 9. E poi, è un numero primo. Papà adora i numeri primi, come tutti i matematici. Questi numeri primi mi sembrano parecchio testoni. Possono essere divisi per 1 (tipo 7 diviso 1 uguale 7) e certo, ci mancherebbe altro. Possono essere divisi per se stessi (tipo 7 diviso 7 uguale 1) e sì, anche quello è ovvio. Poi gli chiedi: Ti dividi per due? E quelli, no. Per tre? No. Per cinque? No. Ti dividi, per piacere, per qualcosa? E quelli, no, no, no!!! Se li vuoi dividere, devi farlo con la forza, devi strapparli, mettergli la virgola, perché quelli col cavolo che si dividerebbero, sennò."





Un libro felice e gioioso. Un libro bello. 
Tina, la protagonista, ha appena finito la scuola e ci racconta le sue giornate attraverso i numeri: 11 come il primo giorno di vacanza, 0547 come il numero che le hanno assegnato quando è nata, 7 come il numero dei pesci che le hanno regalato, 5 come le cose che non sa fare... e nel mezzo conosciamo i suoi genitori, la sua migliore amica Carla, i loro giri in bicicletta nel quartiere, Giovanni che vive per strada e che fotografa tutti...
Il libro diventa così una sorta di diario estivo, con un giallo da risolvere, che utilizza un linguaggio leggero per dire cose molto profonde.
Da leggere!

I numeri felici
Susanna Mattiangeli, Marco Corona
Vanvere edizioni
2017
da 10 anni

venerdì 5 maggio 2017

Marzo e Aprile in 22 libri


Il Piccolo ReTaro Miuratraduzione Elena BaboniFatatrac

giovedì 4 maggio 2017

Marzo e i papà


L'appuntamento di marzo nelle scuole materne lo avevamo dedicato ai papà. Ecco alcuni lavori che i bambini hanno fatto dopo aver ascoltato le storie. Com'è il vostro papà? Che lavoro fa e cosa fate insieme?


 






mercoledì 3 maggio 2017

Biblioburro: Mi chiamo Said



"A sentire il nome di Samira, mi è venuto un brivido. Fino a quel momento non avevo paura, mi sentivo forte, ero già pronto a rifiutare, non ero tanto sicuro di voler proteggere mio fratello, ma quando ha pronunciato il nome di Samira, mi sono arreso. I miei genitori sanno dove si nasconde e stanno zitti. Non vogliono che Abdelkrim e Tarek la trovino. Anche loro lo sanno? E io posso forse accettare che per colpa mia Samira non sarà mai felice, mai libera, che sarà condannata a vivere rinchiusa in un appartamento?"








Il primo anno alla scuola media per Said si rivela difficile: il fratello più grande è entrato in giri pericolosi, la sorella è costretta ad andarsene di casa per poter vivere una vita libera e si scopre che il fratellino più piccolo è sordo. Inoltre a scuola il ragazzo subisce pesanti attacchi di bullismo. Tutto questo contribuisce a cambiare il carattere del bravo bambino che frequentava con gioia la scuola elementare e studiava le definizioni di parole nuove nel dizionario. La presenza di un vero amico e il sostegno di un professore attento rappresenteranno la possibilità che le cose possano ancora migliorare, anche per Said.  

Mi chiamo Said
Brigitte Smadja
Traduzione Mariadele Bianchi
Feltrinelli Kids
2017 R
da 11 anni


martedì 2 maggio 2017

Aprile negli asili

Aprile è passato in un lampo tra vacanze e ponti, ma non sono mancati gli appuntamenti mensili con le scuole materne.
E sono stati degli incontri...super!


Avevamo sentito parlare di bambini super forti e super veloci, così abbiamo pensato di smascherarli. E come farlo, se non attraverso delle super storie?


Alla fine li abbiamo scoperti! Addirittura più di quelli che immaginavamo. Una squadra di super bambini si snoda attraverso tutta la nostra Valle, chi lo avrebbe mai detto? 


Non tutti però sono usciti allo scoperto, ma siamo sicure che prima o poi anche loro daranno prova dei loro super poteri anche in pubblico. Qualcuno lo fa già senza timore, mostrando le capacità della loro super lingua, parlando a più non posso. Il super udito non è tra i poteri preferiti dai bambini, o forse si acquista con il tempo...


Ci hanno però detto, i bambini, che le maestre hanno la super vista, il teletrasporto e il super urlo; super poteri che, a quanto pare, hanno anche tutte le mamme (compreso il super udito).

I fantastici cinque
Quentin Blake
Gallucci
2015
da 4 anni

Uffa! Ho perso i miei superpoteri
Michaël Escoffier, Kris Di Giacomo
La Margherita edizioni
2014

La mucca che voleva imparare a volare
Gemma Merino
Valentina Edizioni
2016

Supercoccinella aiutaci tu!
Guido Van Genechten
Clavis
2012